antiX 26, dedicata a Stephen Kapos, rappresenta una delle release più particolari e tecnicamente interessanti del panorama Debian‑based.

Il progetto continua a seguire una strada indipendente, mantenendo un sistema completamente privo di systemd e elogind, offrendo invece una selezione di ben cinque init system: runit come predefinito, affiancato da sysVinit, dinit, s6‑rc e s6‑66. Una scelta che permette agli utenti di modellare il comportamento del sistema secondo le proprie esigenze, mantenendo al centro leggerezza, trasparenza e controllo.
La distribuzione resta fedele alla filosofia dei window manager, proponendo IceWM come ambiente predefinito, insieme a fluxbox, jwm e al tiling manager herbstluftwm. L’obiettivo è garantire un desktop reattivo anche su hardware datato, senza rinunciare a strumenti moderni e a un’esperienza d’uso completa. Le edizioni disponibili sono due: full, intorno ai 2 GB, e core, circa 660 MB, entrambe per architetture a 32 e 64 bit.
La base è Debian 13 Trixie, ma con una selezione accurata di componenti alternativi. Al posto di udev troviamo eudev, mentre i kernel disponibili includono una versione personalizzata 5.10.240 e, per la full a 64 bit, anche un 6.6.119 ottimizzato. L’assenza di systemd e elogind comporta anche l’esclusione di snap e flatpak, scelta coerente con la filosofia del progetto.
Il parco software della versione full è sorprendentemente ricco. LibreOffice e Firefox ESR coprono la produttività e la navigazione, mentre Claws Mail gestisce la posta elettronica. Per la multimedialità sono presenti xmms per l’audio, celluloid, mpv e Xine per i video, oltre a gtk‑pipe‑viewer per guardare YouTube senza browser. Evince si occupa dei PDF, mentre il tema Qogir e arc‑evopro2‑theme‑antix definiscono l’aspetto grafico.
La gestione dei file è affidata a zzzFM, rox‑filer e mc, mentre la connettività è garantita da connman, ceni e perfino gnome‑ppp per chi utilizza ancora il dial‑up. Gli editor disponibili includono geany e leafpad, mentre gli strumenti di remastering come iso‑snapshot e remaster tools permettono di creare immagini personalizzate del sistema installato.
Tra gli strumenti generali spiccano bootrepair, il Package Installer, il Network Assistant, il Repo Manager e ddm‑mx per l’installazione dei driver NVIDIA. Non mancano applicazioni utili come hexchat, luckybackup, simple‑scan, Xsane, transmission‑gtk, wingrid‑antix, Xfburn, connectshares‑antix, droopy‑antix, mirage e l’immancabile antiX Control Centre, vero cuore operativo della distribuzione.
La selezione di applicazioni CLI è altrettanto curata: nano e vim‑tiny per l’editing, newsboat per i feed, irssi per la chat, mocp per l’audio, mpv per i video, pipe‑viewer per YouTube, rtorrent per i torrent, cdw per masterizzare e Chroot Rescue Scan per il recupero del sistema.
Molti strumenti interni sono stati migliorati. antiX TV e antiX Radio offrono streaming tramite interfacce leggere, Finder permette ricerche rapide tra file, applicazioni e web, mentre l’equalizzatore pipewire può essere attivato o disattivato tramite un semplice script. Sono presenti anche strumenti per la gestione di SAMBA, per modificare il colore acustico dell’audio e per confrontare file tramite meld.
Nei repository sono disponibili applicazioni sviluppate dal team antiX, come 1‑to‑1‑voice‑antix per la comunicazione vocale cifrata, 1‑to‑1‑assistance‑antix per il supporto remoto e ssh‑conduit per accedere a risorse tramite connessioni SSH protette.
La release è frutto del lavoro di una comunità molto attiva: sviluppatori, tester, traduttori e utenti che contribuiscono con script, idee e supporto. Un progetto che continua a dimostrare come sia possibile costruire una distribuzione moderna, completa e allo stesso tempo estremamente leggera, mantenendo una forte identità tecnica e una cura particolare per l’esperienza dell’utente.