La Document Foundation ha pubblicato un’analisi approfondita che mette in discussione la natura stessa di OOXML (Office Open XML) come standard per i documenti d’ufficio. Nonostante la sua approvazione formale da parte dell’ISO nel 2008, il formato utilizzato da Microsoft Office continua a presentare problemi strutturali che impediscono una reale interoperabilità. L’organizzazione sottolinea come la situazione attuale crei confusione, limiti la concorrenza e ostacoli l’adozione di formati realmente aperti.

Il cuore del problema è semplice: ciò che Microsoft Office utilizza nella pratica non corrisponde allo standard approvato dall’ISO. Questo scollamento rende impossibile per altri software implementare pienamente OOXML, generando incompatibilità e comportamenti imprevedibili.
Uno standard sulla carta, ma non nella realtà
OOXML esiste in più varianti, ma solo una è stata approvata come standard ISO. Il problema è che Microsoft Office non utilizza quella versione, preferendo un formato diverso e non documentato in modo completo. La Document Foundation evidenzia come questa discrepanza renda OOXML uno standard solo nominale, privo delle caratteristiche fondamentali che definiscono un formato aperto.
Le specifiche ISO sono estremamente complesse, difficili da implementare e spesso incomplete. Molti comportamenti sono lasciati all’interpretazione, creando ambiguità che impediscono una compatibilità reale tra software diversi. Questo porta a documenti che si aprono correttamente solo in Microsoft Office, vanificando lo scopo stesso di uno standard.
Interoperabilità compromessa da varianti e comportamenti proprietari
Uno dei punti più critici riguarda la presenza di numerose varianti di OOXML, ognuna con differenze significative. Microsoft Office utilizza estensioni proprietarie, comportamenti non documentati e funzioni che non fanno parte dello standard ISO. Questo crea una situazione in cui i documenti prodotti da Office non sono realmente interoperabili, anche se dichiarati conformi a OOXML.
La Document Foundation sottolinea come questa frammentazione renda impossibile per progetti come LibreOffice garantire una compatibilità perfetta. Ogni documento può contenere elementi non previsti dallo standard, costringendo gli sviluppatori a continui tentativi di reverse engineering.
Un ostacolo alla concorrenza e ai formati veramente aperti
La mancanza di un’implementazione coerente dello standard crea un vantaggio competitivo per Microsoft, che controlla completamente il comportamento del formato. Questo ostacola la concorrenza e limita la libertà degli utenti, costretti a utilizzare Microsoft Office per evitare problemi di compatibilità.
La Document Foundation ricorda che esiste un’alternativa realmente aperta: ODF (OpenDocument Format), uno standard ISO pienamente implementato da più suite d’ufficio, interoperabile e documentato in modo chiaro. ODF permette a software diversi di lavorare sugli stessi file senza sorprese, garantendo trasparenza e indipendenza.
Una chiamata alla trasparenza e agli standard autentici
L’analisi invita governi, istituzioni e aziende a riflettere sulla differenza tra uno standard dichiarato e uno standard reale. La scelta del formato dei documenti non è un dettaglio tecnico, ma un elemento fondamentale per la conservazione dei dati, la concorrenza e la libertà digitale.