Collabora presenta Apertis 2026, una nuova versione del suo sistema Linux pensato inizialmente per il settore automotive e oggi utilizzato in un’ampia gamma di dispositivi embedded e industriali. Il progetto si distingue per un approccio modulare che permette ai produttori di creare immagini personalizzate, scegliendo solo i componenti necessari e mantenendo un controllo rigoroso sulle licenze utilizzate.

Gli esempi di utilizzo sono numerosi: dalla console Atari VCS alla Raspberry Pi 4, passando per SoC automobilistici R‑Car e strumenti professionali come il rilevatore Bosch D‑tect 200. Le immagini ufficiali sono disponibili per architetture x86_64, arm64 e armhf, confermando l’attenzione verso piattaforme eterogenee.
Una delle caratteristiche più rilevanti di Apertis è la possibilità di costruire sistemi privi di codice rilasciato sotto licenze GPLv3. Questa scelta risponde alle esigenze dei produttori che devono evitare vincoli come il divieto di tivoizzazione, particolarmente problematico in dispositivi che richiedono firmware firmati o controlli di integrità. Invece di utilizzare versioni obsolete delle utility GNU, Apertis adotta alternative moderne con licenze permissive. Gli esempi includono gli strumenti uutils scritti in Rust al posto di coreutils e findutils, e Sequoia‑PGP come sostituto di GnuPG.
Per chi non ha esigenze legate alla conformità, rimane comunque disponibile l’opzione di utilizzare i set tradizionali di strumenti GNU. Questa flessibilità è uno dei punti di forza del progetto, che punta a soddisfare sia i requisiti legali sia quelli tecnici dei produttori.
La base del sistema passa a Debian 13, mentre il kernel scelto è Linux 6.18 LTS, più recente rispetto a quello incluso nei pacchetti Debian. L’intero ecosistema di Apertis è sviluppato in repository pubblici, con migliaia di pacchetti gestiti tramite GitLab e costruiti con Open Build Service. La distribuzione dei pacchetti avviene tramite repository APT gestiti con aptly.
Il progetto segue le linee guida di Debian e include solo software con licenze aperte o che consentono la redistribuzione. Per garantire la massima trasparenza, ogni build genera un report SBOM che elenca licenze, versioni e componenti utilizzati, uno strumento essenziale per verificare la conformità e individuare eventuali vulnerabilità.
Il processo di test è particolarmente rigoroso. Le immagini vengono validate sia automaticamente sia manualmente su una vasta gamma di hardware reale, tra cui Raspberry Pi 4, UP Squared 6000, i.MX8MN, TI SK‑AM62, MYIR Remi Pi, i.MX6 Sabrelite e piattaforme automobilistiche Renesas R‑Car. I risultati sono pubblici e l’infrastruttura di test si basa su LAVA, una soluzione ampiamente utilizzata nel settore embedded. Sono stati introdotti anche strumenti per sperimentare con la futura base Debian 14, facilitando la transizione verso le prossime versioni.