Google Chrome 145 porta il supporto JPEG‑XL su Linux

Google Chrome 145 è stato rilasciato ufficialmente e raggiunge il canale stabile su Windows, macOS e naturalmente Linux, segnando un momento importante per chi segue l’evoluzione dei formati multimediali e delle tecnologie web.

La novità più discussa riguarda il ritorno del supporto al formato JPEG‑XL, rimosso nel 2022 e ora reintegrato grazie a un decoder completamente nuovo basato su Rust. Questa scelta tecnica non è casuale, perché Google ha deciso di adottare jxl‑rs al posto della precedente libreria C++ libjxl, puntando su una maggiore sicurezza della memoria e su un’implementazione più moderna. Il supporto non è ancora attivo di default, ma può essere abilitato tramite il flag dedicato enable-jxl-image-format, permettendo agli utenti più curiosi di sperimentare subito i vantaggi del formato.

Il ritorno di JPEG‑XL su Google Chrome

Il ritorno di JPEG‑XL rappresenta un cambio di direzione significativo. Negli ultimi anni la sua rimozione aveva generato molte critiche, soprattutto da parte della comunità open source e dei professionisti dell’immagine che vedevano in questo formato un’evoluzione naturale del JPEG tradizionale. La reintroduzione suggerisce che Google abbia rivalutato il potenziale del formato, anche alla luce dei progressi compiuti dagli strumenti di decodifica e dalla crescente richiesta di soluzioni più efficienti per la gestione delle immagini ad alta qualità.

Chrome 145 e il supporto CSS text-justify

Chrome 145 non si limita però a questa novità. Il browser introduce il supporto alla proprietà CSS text-justify, offrendo ai web designer un controllo più preciso sulla resa del testo. Migliora anche il comportamento del layout multicolonna grazie al supporto al column wrapping, una funzionalità che rende più prevedibile la distribuzione dei contenuti su più colonne. Per gli sviluppatori che lavorano con IndexedDB arriva un backend SQLite, pensato per garantire maggiore affidabilità e prestazioni più consistenti, soprattutto nelle applicazioni web che fanno uso intensivo di archiviazione locale.

Un altro cambiamento rilevante riguarda la gestione delle credenziali. Chrome 145 introduce le device bound session credentials, un meccanismo che lega le sessioni a un dispositivo specifico, riducendo il rischio di furti di sessione e migliorando la sicurezza complessiva. Allo stesso tempo prosegue la riduzione delle user‑agent strings, una scelta che punta a limitare il fingerprinting e a proteggere maggiormente la privacy degli utenti.

Tra le funzionalità aggiuntive spicca anche il supporto a Upsert, utile per semplificare operazioni di aggiornamento e inserimento nei database web. Google rimanda al blog ChromeStatus per un elenco completo delle modifiche, ma già da queste anticipazioni è evidente come Chrome 145 rappresenti un aggiornamento ricco e orientato sia alla sicurezza sia alla modernizzazione degli strumenti per sviluppatori.

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