SUSE, una delle realtà più longeve e riconosciute nel panorama Linux professionale, potrebbe cambiare proprietario ancora una volta.

Secondo informazioni riportate da Reuters, il fondo EQT AB sta valutando la possibilità di vendere l’azienda per una cifra che potrebbe raggiungere i 6 miliardi di dollari. Una notizia che riporta alla luce un percorso societario segnato da numerosi passaggi di mano negli ultimi vent’anni.
Fondata nel 1992 in Germania, SUSE è stata la prima azienda al mondo a commercializzare Linux con supporto professionale, diventando un riferimento per grandi organizzazioni e infrastrutture critiche. Oggi le sue soluzioni sono utilizzate da realtà come Walmart, Intel e Deutsche Bank, e oltre il 60% delle aziende Fortune 500 impiega tecnologie SUSE nei propri sistemi.
La storia recente dell’azienda è stata particolarmente movimentata. Dopo l’acquisizione da parte di Novell nel 2004, SUSE è passata sotto il controllo di Attachmate nel 2011, poi di Micro Focus nel 2014 e infine di EQT nel 2018. Nel 2021 l’azienda è stata quotata in borsa, ma nel 2023 EQT ha deciso di riportarla nel privato. Ora, a meno di tre anni da quel passaggio, una nuova vendita sembra possibile.
I numeri spiegano l’interesse degli investitori: SUSE genera circa 800 milioni di dollari di ricavi annui e oltre 250 milioni di EBITDA. Se la valutazione da 6 miliardi dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe quasi il doppio del valore attribuito all’azienda al momento del delisting.
Il confronto con Red Hat è inevitabile. L’acquisizione da 34 miliardi di dollari da parte di IBM nel 2019 ha segnato un punto di riferimento nel settore del software enterprise. Pur essendo molto più contenuta, una vendita di SUSE per 6 miliardi confermerebbe il valore strategico delle soluzioni Linux professionali.
Tra i potenziali acquirenti circolano nomi di grande peso: Amazon, Oracle, Microsoft e Broadcom. Ognuno avrebbe motivazioni diverse, dalla volontà di rafforzare infrastrutture cloud alla possibilità di ampliare il proprio portafoglio di soluzioni Linux. Non è escluso nemmeno l’interesse di altri fondi d’investimento, considerando la storia finanziaria dell’azienda.
Un eventuale cambio di proprietà potrebbe avere ripercussioni anche su openSUSE, il progetto comunitario strettamente legato a SUSE. Pur essendo gestito dalla community, openSUSE beneficia del supporto economico e tecnologico dell’azienda madre. Ogni cambiamento strategico, quindi, potrebbe riflettersi indirettamente sul suo futuro.
Per ora tutto resta nel campo delle valutazioni preliminari. Ma guardando alla storia di SUSE, un nuovo passaggio di proprietà non sarebbe certo sorprendente.