Da oggi parte la nuova rubrica targata Linux Easy dove parliamo di questioni che riguardano non solo Linux e il mondo open source. La questione di oggi riguarda le stampanti che rifiutano cartucce non originali che tornano al centro del dibattito, questa volta con un’accusa formale che potrebbe avere conseguenze importanti.

L’International Imaging Technology Council, associazione che rappresenta produttori e rivenditori di consumabili compatibili, sostiene che la pratica adottata da HP con la sua Dynamic Security violi apertamente i criteri del registro EPEAT 2.0, uno standard ambientale riconosciuto a livello internazionale e molto utilizzato negli appalti pubblici.
Dynamic Security è un meccanismo introdotto da HP anni fa: tramite aggiornamenti firmware distribuiti automaticamente, la stampante viene istruita a bloccare cartucce non originali. Per l’utente, il risultato è semplice e frustrante: la stampante smette di funzionare finché non si installa una cartuccia HP, spesso più costosa delle alternative compatibili. Una strategia commerciale che ha generato critiche da parte di consumatori, esperti di sicurezza e sostenitori del diritto alla riparazione.
L’ITC ha un interesse diretto nella vicenda, poiché rappresenta aziende che producono cartucce aftermarket. Tuttavia, le sue argomentazioni si basano su un punto preciso: i criteri EPEAT 2.0, aggiornati dal Global Electronics Council nel 2025, vietano esplicitamente l’uso di aggiornamenti firmware che impediscano l’utilizzo di consumabili di terze parti nei dispositivi registrati. Le stampanti HP coinvolte rientrano proprio tra i prodotti certificati, e questo apre un potenziale conflitto tra ciò che l’azienda dichiara e ciò che effettivamente fa.
EPEAT è uno strumento molto influente negli acquisti pubblici, soprattutto negli Stati Uniti. Scuole, enti locali e istituzioni spesso richiedono la certificazione come requisito nelle gare d’appalto. Se un prodotto certificato adotta pratiche contrarie ai criteri ambientali dichiarati, si configura un inganno verso chi ha scelto quel dispositivo proprio per la sua presunta sostenibilità. È questo il punto centrale sollevato dall’ITC: non solo una questione commerciale, ma un problema di trasparenza e coerenza.
La controversia si inserisce in un dibattito più ampio sul diritto dei consumatori di utilizzare e riparare i dispositivi acquistati. In Europa, il tema è particolarmente attuale, con normative in arrivo che mirano a garantire maggiore libertà nella manutenzione e nell’uso di componenti compatibili. Il caso HP potrebbe diventare un precedente significativo: se il GEC decidesse di intervenire e rimuovere dal registro EPEAT i modelli che utilizzano Dynamic Security, l’intero settore delle stampanti potrebbe essere costretto a rivedere le proprie strategie.
La vicenda mette in luce un nodo fondamentale: fino a che punto un produttore può controllare ciò che l’utente fa con un dispositivo che ha acquistato? E quanto questo controllo può essere giustificato in nome della qualità o della sicurezza? Le prossime mosse del GEC potrebbero dare una risposta concreta a queste domande.