Waterfox ha pubblicato un intervento molto critico nei confronti della nuova strategia di Mozilla, che punta a trasformare Firefox in un browser fortemente integrato con assistenti AI e funzionalità basate su modelli linguistici di grandi dimensioni. Il post, firmato dal fondatore Alex Kontos, sostiene che questa direzione rischia di snaturare il ruolo del browser, trasformandolo da strumento trasparente e controllabile dall’utente a un intermediario opaco governato da algoritmi.

Kontos afferma che il browser dovrebbe rimanere fedele alla sua missione originaria: velocità, privacy e controllo dell’utente. L’integrazione profonda di assistenti AI, secondo Waterfox, introduce rischi legati alla trasparenza, alla raccolta dei dati e alla possibilità che il browser diventi una sorta di “scatola nera” difficile da verificare. Questa posizione richiama preoccupazioni già espresse in passato dalla community open source, soprattutto quando si parla di tecnologie che operano in modo non ispezionabile.
Waterfox ricorda inoltre che il progetto ha sempre preservato funzionalità eliminate da Firefox, come il supporto alle estensioni XUL, proprio per offrire un’alternativa più rispettosa della libertà dell’utente. La critica a Mozilla non è quindi solo tecnica, ma anche culturale: secondo Kontos, l’identità del browser non dovrebbe essere sacrificata per inseguire mode tecnologiche.
Una risposta alla “nuova era AI” annunciata da Mozilla
Il dibattito nasce dopo che Mozilla ha presentato la sua visione per il futuro, definendo Firefox come il centro di un software basato sull’intelligenza artificiale. Questa strategia, ha generato reazioni contrastanti nella community, con molti utenti preoccupati per un possibile allontanamento dai principi storici del progetto.
Waterfox, al contrario, ribadisce che non integrerà LLM né ora né nel prossimo futuro, posizionandosi come alternativa per chi cerca un browser leggero, trasparente e privo di funzionalità AI invasive.
La presa di posizione di Waterfox è significativa per gli utenti Linux, che spesso scelgono browser open source proprio per evitare ecosistemi chiusi o orientati alla raccolta dei dati. Il dibattito sollevato da Mozilla e Waterfox mette in luce una domanda fondamentale: quale deve essere il ruolo dell’intelligenza artificiale nei software che utilizziamo ogni giorno?