
Red Hat ha investito oltre un decennio nello sviluppo di Stratis Storage, la soluzione di gestione storage che combina XFS, LUKS, Device Mapper e un daemon in Rust. Disponibile in Fedora dalla release 28, questa tecnologia non ha mai trovato spazio nel processo di installazione del sistema operativo. La proposta di cambiamento presentata per Fedora 45 da Vojtech Trefny, ingegnere Red Hat, mira a chiudere questa lacuna.
Cosa cambia nell’installer di Fedora 45
La proposta integra il supporto nativo a Stratis nell’installer Anaconda, sia per installazioni automatizzate tramite Kickstart che per il partizionamento manuale dalla WebUI. L’obiettivo è rendere Stratis un’opzione di primo livello per il filesystem root, affiancandosi a Btrfs e LVM come scelta consigliata durante l’installazione.
Stratis offre thin provisioning, snapshot, tier di cache e crittografia attraverso un unico strato di gestione. Ottenere lo stesso set di funzionalità con strumenti tradizionali richiede la sovrapposizione manuale di più tecnologie, ciascuna con propri tool e configurazioni. Stratis unifica questo processo in un singolo strumento.
La mancanza di supporto nell’installer ha rappresentato finora il principale ostacolo all’adozione diffusa. Gli utenti potevano configurare Stratis per il filesystem root solo attraverso workaround manuali non supportati, una procedura che escludeva la maggior parte degli utenti non esperti. L’integrazione in Anaconda rimuove questo barriera, posizionando Stratis come opzione ufficiale e testata.
La proposta è attualmente in attesa di approvazione da parte del Fedora Engineering and Steering Committee (FESCo). Se approvata, Fedora 45 (attesa per la fine dell’anno) segnerà il debutto delle installazioni basate su Stratis Storage. Il confronto con Btrfs, attualmente la scelta predefinita su Fedora Workstation, definirà il successo e l’adozione reale di questa tecnologia nel panorama desktop e server.