Red Hat, SUSE e Nutanix dominano la scena dei container multicloud

In un mercato sempre più competitivo delle soluzioni enterprise basate su container, Red Hat, SUSE e Nutanix emergono come protagonisti assoluti secondo il recente report “The Forrester Wave: Multicloud Container Platforms, Q3 2025”.

La ricerca, pubblicata da Forrester, mette in evidenza l’evoluzione delle piattaforme multicloud, dove l’adozione di Kubernetes come standard di orchestrazione e l’integrazione con l’intelligenza artificiale giocano un ruolo centrale. Per il mondo Linux, questa è una conferma dell’importanza crescente delle distribuzioni e degli strumenti open source nel fornire le basi infrastrutturali più affidabili per la gestione moderna dei carichi di lavoro containerizzati.

Il primo posto spetta a Red Hat

Red Hat si posiziona in cima alla classifica grazie alla maturità e alla completezza della sua piattaforma OpenShift. Non si tratta solo di un prodotto ben integrato con l’ecosistema Kubernetes, ma di una suite capace di rispondere in modo efficace alle esigenze di continuità operativa, sicurezza e scalabilità richieste dalle grandi imprese. OpenShift è inoltre apprezzata per il suo supporto professionale, per la possibilità di deployment su ambienti cloud ibridi e per la forte coerenza con le necessità delle architetture edge-native e AI-native, sempre più comuni in contesti regolamentati come quello finanziario o sanitario. Red Hat si distingue anche per un impegno costante verso la community open source, che continua a influenzare positivamente lo sviluppo della piattaforma.

SUSE al secondo posto

SUSE, con Rancher Prime Suite, consolida la sua posizione di rilievo puntando su un approccio fortemente radicato nella filosofia open source e focalizzato sulla semplicità della gestione Kubernetes su larga scala. Rancher è progettato per ambienti distribuiti e multicloud, e si rivolge in particolare alle organizzazioni che operano sull’edge o che necessitano di orchestrare cluster eterogenei. La strategia di SUSE è apprezzata per la sua capacità di coniugare innovazione, interoperabilità e governance, tutti elementi fondamentali in un’epoca in cui i dati e le applicazioni si spostano liberamente tra cloud pubblici, infrastrutture on-premise e periferie digitali.

Nutanix al terzo gradino del podio

Nutanix, invece, sorprende con un ingresso tra i leader grazie a una proposta solida e innovativa basata sulla Nutanix Kubernetes Platform, evoluzione della tecnologia acquisita da D2iQ. Il suo punto di forza è l’unificazione di VM e container all’interno di un’unica interfaccia di gestione, capace di semplificare enormemente le operazioni IT complesse in ambienti ibridi. Nutanix punta anche su Project Beacon, una visione a lungo termine che prevede il disaccoppiamento tra applicazioni, dati e infrastrutture sottostanti, favorendo la portabilità e la flessibilità senza precedenti su qualsiasi cloud o data center. Questa strategia riflette un cambiamento fondamentale nel modo in cui si concepiscono le piattaforme moderne: non più legate al singolo fornitore, ma pensate per adattarsi dinamicamente a un ecosistema digitale distribuito.

Linux e tecnologie open source in containers e infrastrutture cloud-native

Per il mondo Linux, queste evoluzioni rappresentano un’ulteriore conferma che la centralità delle tecnologie open source non è solo ideologica ma anche strategica. Kubernetes, containers e infrastrutture cloud-native poggiano tutte su fondamenta Linux solide e ben collaudate. Le distribuzioni enterprise diventano quindi il cuore di un sistema IT agile, scalabile e predisposto al futuro, capace di adattarsi sia alle esigenze delle grandi aziende sia alle dinamiche in rapida evoluzione del cloud computing. Red Hat, SUSE e Nutanix non si limitano a guidare il mercato: stanno tracciando il sentiero per una nuova generazione di infrastrutture Linux-centriche.

Personalmente io al lavoro uso Nutanix e posso garantire la stabilità che offre (i Cluster soprattutto non danno mai problemi) , unica pecca la gestione delle vm da console (a mio avviso fa schifo) e prezzi un po troppo alti.

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