
Quando un disco inizia a lavorare senza apparente motivo, il primo problema è spesso capire cosa stia realmente succedendo. Il sistema può mostrare un’attività I/O elevata, ma individuare il dispositivo coinvolto, verificare la latenza, controllare lo stato SMART e capire quali file stanno generando più eventi richiede normalmente diversi strumenti.
DiskWatch affronta proprio questa situazione proponendo una dashboard da terminale dedicata alla diagnostica dei dischi su un singolo host. Il progetto punta a raccogliere in una sola schermata informazioni che normalmente richiederebbero strumenti differenti, offrendo una visione immediata delle prestazioni dello storage.
L’interfaccia è pensata soprattutto per amministratori di sistema, utenti Linux avanzati e chi lavora frequentemente attraverso terminali locali, SSH o sessioni tmux. L’obiettivo non è soltanto visualizzare la velocità di lettura e scrittura, ma fornire indicatori utili per riconoscere rapidamente anomalie e colli di bottiglia.
La modalità --dense concentra numerose informazioni in sei riquadri. Il pannello dedicato all’I/O mostra throughput di lettura e scrittura su una scala temporale condivisa, insieme a picco, media, IOPS, dimensione media delle richieste, utilizzo, tempo di attesa e percentile p99.
Il pannello dei dispositivi permette invece di osservare ogni unità individualmente, con velocità di lettura e scrittura, utilizzo, capacità, tipologia e una sparkline di 48 secondi. Sono inoltre visualizzati dispositivi impilati come md, device mapper, LVM e LUKS, che vengono esclusi dai totali per evitare di conteggiare più volte la stessa attività.
Un’unica schermata per I/O, latenza, SMART e capacità
Uno degli aspetti più interessanti di DiskWatch è il monitoraggio della latenza. Il programma suddivide i completamenti I/O in sette intervalli, da meno di 0,1 millisecondi fino a oltre 50 millisecondi. Oltre alla distribuzione delle operazioni, vengono mostrati p50, p95 e p99, insieme alla percentuale di operazioni che supera i 10 millisecondi.
Queste informazioni sono particolarmente utili perché una media apparentemente normale può nascondere un problema nella coda delle richieste. Osservare i percentili permette infatti di individuare più facilmente quei rallentamenti sporadici che possono influenzare applicazioni, database e servizi che effettuano numerose operazioni sul disco.
DiskWatch dedica inoltre un pannello ai volumi. I misuratori della capacità mostrano lo spazio disponibile e possono effettuare una proiezione dei giorni rimanenti prima del raggiungimento della saturazione, basandosi sulla crescita osservata. Se un volume rimane stabile oppure sta diminuendo il proprio utilizzo, la previsione viene evitata per non produrre informazioni poco significative.
Il monitoraggio SMART completa la diagnostica hardware mostrando dati come stato di salute, usura, scritture effettuate dall’host, temperatura e riserva disponibile. Quando smartctl è presente nel sistema, la modalità dedicata può visualizzare anche le tabelle complete degli attributi NVMe e ATA.

Un altro elemento utile è il pannello dei file più attivi. DiskWatch può individuare i percorsi che generano il maggior numero di eventi, consentendo di filtrare i risultati con / e modificarne l’ordinamento tramite s. In questo modo diventa più semplice capire non soltanto quale disco è sotto pressione, ma anche quali percorsi stanno contribuendo all’attività.
La modalità completa dispone di otto schede dedicate a differenti aspetti della diagnostica:
- Overview
- Devices
- Volumes
- FS
- IO
- SMART
- Hot Files
- Insights.
Le varie sezioni possono sostituire, almeno per molte attività quotidiane di osservazione, una serie di comandi normalmente utilizzati separatamente. Sono disponibili informazioni su modelli e firmware dei dispositivi, filesystem montati, RAID, LVM, APFS, SMART, throughput, latenza e anomalie relative a capacità e file.
DiskWatch Lite per terminali SSH e sessioni tmux
Non tutti i dispositivi dispongono di un terminale abbastanza grande per visualizzare una dashboard densa. Per questo DiskWatch include anche una modalità --lite, progettata per occupare uno spazio di appena 80×24 caratteri.
La modalità semplificata elimina le schede e concentra l’attenzione sulle informazioni più importanti: throughput di lettura e scrittura, capacità del volume, previsione relativa allo spazio disponibile e file che stanno generando maggiore attività.
Questa impostazione risulta particolarmente interessante per chi amministra server attraverso SSH oppure utilizza una finestra divisa di tmux. In questi scenari lo spazio disponibile è spesso limitato e una dashboard complessa può diventare poco pratica.
La modalità --dense dispone invece di una gestione adattiva dello spazio. Al di sotto di una dimensione di 104×32 caratteri, DiskWatch passa a una schermata compatta mantenendo comunque due elementi importanti per la diagnosi: il monitoraggio dell’I/O e i dati relativi ai percentili della latenza.
Il progetto punta quindi a un approccio molto diretto: aprire il terminale quando un disco sembra lavorare troppo e avere immediatamente davanti throughput, dispositivi coinvolti, latenza, capacità, stato SMART e file responsabili dell’attività.
DiskWatch viene rilasciato con binari precompilati soluzione che ci consente di poterlo utilizzare in qualsiasi distribuzione senza doverlo installare. Abbiamo testato il tool su Arch Linux con ambiente desktop KDE Plasma.
Per chi utilizza Linux come sistema desktop o gestisce server e workstation, DiskWatch può rappresentare un’interessante alternativa alle tradizionali combinazioni di strumenti da riga di comando. La possibilità di riunire diagnostica hardware, filesystem e attività I/O in una singola interfaccia testuale rende inoltre il programma particolarmente adatto alle sessioni di troubleshooting in cui serve individuare rapidamente la causa di un problema.