
Shelly 3.1.5 porta una serie consistente di miglioramenti dedicati alla gestione dei pacchetti su Arch Linux, intervenendo sia sull’interfaccia grafica sia sugli strumenti disponibili dalla riga di comando. Il nuovo aggiornamento punta in particolare a rendere più semplice il lavoro con AUR, compilazione dei pacchetti e repository personali, introducendo allo stesso tempo numerose correzioni per aumentare la compatibilità con PKGBUILD più complessi.
Una delle novità più interessanti è il supporto opzionale ad Atoll Powered AUR. La funzione può essere attivata dalle impostazioni avanzate e permette di utilizzare una nuova pagina dedicata all’Arch User Repository. Gli utenti possono consultare un elenco paginato dei pacchetti, ordinarli in base a voti e popolarità e modificare il criterio utilizzato durante le ricerche.
La ricerca può essere effettuata scegliendo tra Best Match, Name, Provides e Words, mentre le schede dei pacchetti mostrano anche le dipendenze e lo stato di installazione o aggiornamento. L’integrazione è disattivata per impostazione predefinita e può essere abilitata quando necessario.
Anche la ricerca AUR tramite terminale riceve alcuni miglioramenti. Quando vengono utilizzati Arch AUR o Atoll, i risultati possono includere collegamenti cliccabili ai pacchetti. In caso di problemi nelle richieste, Shelly fornisce inoltre informazioni più dettagliate sull’errore.
Nuove funzioni per compilare e installare i pacchetti
Shelly 3.1.5 amplia soprattutto le possibilità offerte dal builder integrato. Il comando shelly build supporta ora l’opzione --install, abbreviata in -l, che consente di compilare un pacchetto e installare automaticamente gli archivi generati.
shelly build --sync-deps --install
È disponibile anche la forma abbreviata:
shelly build -s -l
Con questa modalità Shelly può installare le dipendenze necessarie alla compilazione, costruire il pacchetto e procedere successivamente all’installazione. Le credenziali amministrative vengono richieste prima dell’operazione, mentre la fase di compilazione continua a essere eseguita come utente normale.
L’aggiornamento migliora inoltre la compatibilità del builder con numerosi PKGBUILD. I metapacchetti costituiti esclusivamente da dipendenze possono ora essere gestiti anche quando non dispongono di una funzione package(). Sono stati corretti anche problemi relativi agli epoch vuoti o impostati a zero, alle directory con permessi particolarmente restrittivi e alle dipendenze utilizzate durante la compilazione di pacchetti suddivisi in più componenti.
Il sistema di estrazione delle sorgenti è stato ulteriormente affinato per gestire hard link, catene di hard link e nomi di file contenenti barre rovesciate. Miglioramenti interessano anche l’espansione degli array e l’interpretazione degli here-string.

Shelly 3.1.5 introduce poi nuovi strumenti per la gestione diretta dei database dei repository compatibili con pacman. La gestione aggiorna sia gli indici dei pacchetti sia quelli dei file, con opzioni dedicate alla firma, alla prevenzione dei downgrade, alla gestione dei lock e alla rimozione degli archivi sostituiti.
Sul fronte della ricerca, shelly search torna a cercare per impostazione predefinita tra i pacchetti disponibili nei repository. Il comportamento riguarda anche nomi composti come phonon-qt6, mentre --detail permette di ottenere le informazioni dettagliate di un pacchetto specifico e --installed limita la ricerca ai pacchetti installati.
Anche AUR beneficia dell’opzione --needed, che permette di evitare la reinstallazione di versioni già presenti. La verifica delle dipendenze AUR è stata resa più rigorosa, impedendo l’installazione di pacchetti rimossi dal servizio utilizzando vecchi checkout rimasti localmente.
Sul versante desktop, Shelly 3.1.5 migliora la gestione delle dipendenze opzionali, riduce lo sfarfallio durante il caricamento dei dettagli dei pacchetti e permette di aprire direttamente file .flatpakref e .flatpak. Migliora inoltre la gestione delle AppImage, compresa la rimozione di voci obsolete anche quando il file originale non è più disponibile.
Tra le altre modifiche figurano una migliore individuazione delle icone delle AppImage, il recupero automatico delle configurazioni JSON danneggiate con conservazione del file .corrupt, una gestione più robusta delle scritture delle impostazioni e messaggi di errore più dettagliati.
Per chi utilizza il builder, Shelly 3.1.5 introduce infine build.extra_path e build.env, offrendo un controllo più prevedibile sull’ambiente di compilazione. È possibile indicare directory aggiuntive per gli strumenti e variabili d’ambiente specifiche, mentre le compilazioni elevate mantengono le impostazioni locali quando disponibili. Abbiamo testato Shelly 3.1.5 su Arch Linux con ambiente desktop GNOME.