Brian Kernighan su Rust, Linux e il futuro del software

Durante il Vintage Computer Festival East, Brian Kernighan — co-creatore di Unix e co-autore del celebre manuale del linguaggio C — ha offerto al pubblico un intervento informale e ricco di spunti. A 83 anni, ancora attivo come docente a Princeton, Kernighan ha condiviso pensieri e ricordi che spaziano dalla nascita di Unix fino alle sfide del software moderno. Il suo tono è stato ironico, diretto e spesso critico, ma sempre con quella lucidità che solo chi ha vissuto l’intera evoluzione dell’informatica può offrire.

Uno dei momenti più discussi è stato il suo commento su Rust, il linguaggio di programmazione che molti considerano l’erede di C per la sua attenzione alla sicurezza della memoria. Kernighan ha ammesso di aver scritto un solo programma in Rust, ma l’esperienza non è stata positiva. Ha definito il linguaggio “doloroso” e ha criticato la sua complessità, soprattutto in contesti dove la gestione della memoria non era nemmeno un problema. Ha trovato il sistema di pacchetti e il compilatore troppo lenti e ingombranti, e ha concluso con una nota di scetticismo: “Non credo che Rust sostituirà C tanto presto”.

Questa posizione, pur personale, riflette un sentimento diffuso tra alcuni sviluppatori di lunga data, che vedono nei linguaggi moderni una tendenza alla sovra-ingegnerizzazione. Kernighan non ha negato i vantaggi di Rust, ma ha sottolineato quanto sia difficile per chi proviene da un background più essenziale adattarsi a paradigmi nuovi e complessi.

Distribuzioni Linux, NixOS e il senso della storia

Il discorso si è poi spostato sulle distribuzioni Linux. Alla domanda su quale fosse la sua preferita, Kernighan ha risposto con ironia: “Non lo so nemmeno”. Ha raccontato di usare un Mac solo per aprire terminali verso il sistema Linux del dipartimento di informatica, senza sapere quale distribuzione sia in uso. Questo distacco, più che disinteresse, sembra rivelare una certa nostalgia per un’epoca in cui Unix era un sistema unico e condiviso, non frammentato in centinaia di varianti.

Quando gli è stato chiesto di NixOS e del suo gestore di pacchetti Nix, ha ammesso di non conoscerli. “Credo di averne sentito parlare, ma non so nulla al riguardo”, ha detto con franchezza. La sua reazione, seppur divertente, evidenzia quanto il mondo Linux sia diventato vasto e specializzato, al punto che persino uno dei suoi fondatori fatica a seguirne l’evoluzione.

Kernighan ha anche riflettuto sul ruolo di Unix nella società contemporanea. Ha ricordato con affetto l’ambiente collaborativo di Bell Labs, ma ha riconosciuto che con l’avvento di Windows e dei PC, molte energie si sono spostate verso prodotti commerciali e consumer. Ha osservato che oggi quasi tutti i telefoni cellulari sono basati su discendenti di Unix, ma che la maggior parte degli utenti non ne è consapevole. “È irritante sapere che sotto c’è un sistema che potrei usare, ma non posso accedervi”, ha detto riferendosi agli smartphone.

Infine, ha commentato lo stato attuale del software con una battuta che ha fatto sorridere il pubblico: “Molto di quello che c’è oggi fa schifo”. Una frase provocatoria, ma che racchiude una critica alla crescente complessità, alla perdita di controllo e alla commercializzazione del software. Eppure, ha concluso con un messaggio positivo: “Se questa roba ti appassiona, falla. Puoi divertirti, guadagnare e fare qualcosa di utile”.

Brian Kernighan tra passato e futuro, la voce di chi ha scritto la storia

L’intervento di Brian Kernighan è stato molto più di una lezione di storia. È stato un momento di confronto tra generazioni, tra paradigmi, tra visioni del software. La sua sincerità, la sua ironia e la sua capacità di osservare il presente con occhi critici ma curiosi lo rendono ancora oggi una figura centrale nel mondo dell’open source.

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