
Chi crede che Linux sia confinato a server, desktop o Raspberry Pi dovrebbe ricredersi: oltre l’80 % degli smartphone in use oggi è alimentato da un cuore Linux. Questa percentuale continua a salire rispetto al 2021, anno in cui il kernel Linux era già presente sull’85 % dei telefoni nel mondo.
Gran parte di questo predominio è dovuto ad Android – e, in minor misura, Chrome OS – che poggiano saldamente sul kernel Linux. Dal 2019, grazie al progetto Generic Kernel Image (GKI), Google ha intensificato il dialogo tra Android e l’albero ufficiale Linux, riducendo frammentazione e favorendo l’integrazione di patch upstream. Il risultato è un kernel Android più vicino a quello mainline, con radici nelle versioni LTS come 4.19, 5.4 e le serie 6.x.
Aggiungiamo i dati di mercato: nel primo trimestre 2025 sono stati spediti 296,9 milioni di smartphone, con Samsung al 20 % e Apple al 19 %, mentre brand come Xiaomi, Vivo e OPPO hanno consolidato ulteriormente la dominanza del sistema Android su scala globale. Se si somma tutto, il kernel Linux si trova alla base di oltre quattro smartphone su cinque nel mondo.
Ma Android non è l’unica faccia visibile del panorama mobile Linux. Esistono realtà alternative che hanno saputo ritagliarsi spazio – soprattutto tra gli utenti tecnici, sensibili alla privacy e alla libertà dell’open source. Tra queste spiccano Ubuntu Touch, portato avanti dalla community UBports su dispositivi come il Fairphone 5, il Purism Librem 5 con Debian e tasti hardware di sicurezza, il PinePhone con supporto mainline e interruttori fisici, e il F(x)tec Pro¹‑X con tastiera slide‑out e supporto multiplo, incluso Ubuntu Touch. Progetti emergenti come Sailfish OS, Cosmo Communicator, Necunos e Volla aggiungono ulteriore varietà, mentre distribuzioni come Plasma Mobile e postmarketOS (basata su Alpine Linux) lavorano per portare ambienti desktop Linux sui dispositivi mobili.
Se siete curiosi di sapere quale kernel gira sul vostro Android, basta aprire il menu Impostazioni > Info sul telefono > Versione kernel. Chi invece ha accesso a Termux o ha il dispositivo rootato può digitare uname -a per ottenere informazioni dettagliate sul kernel.
In conclusione, il dominio di Linux nel mobile non è un fenomeno passeggero: il fatto che oggi più dell’80 % degli smartphone al mondo utilizzi un kernel Linux è prova concreta che l’open source continua a plasmare il futuro dei device. E per chi desidera un’alternativa più completa e aperta, le opzioni abbondano: sistemi completamente liberi, con licenze open source, privacy integrata e il potere vero nelle proprie mani.
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