L’Europa sta perdendo il controllo delle app Cinesi

In tempi recenti, l’Europa si trova a fare i conti con un fenomeno ben più vasto di una semplice competizione digitale: la crescente presenza di app e piattaforme cinesi che dominano il mercato europeo solleva questioni profonde su sovranità tecnologica, protezione dei dati e sicurezza dei consumatori. L’Unione Europea sta gradualmente cedendo terreno di fronte a player come TikTok, Temu, Shein e AliExpress, osservati con crescente sospetto dalle istituzioni comunitarie.

Da gennaio 2025, il gruppo privacy NOYB ha presentato denunce formali contro TikTok, AliExpress, Shein, Temu, WeChat e Xiaomi, sostenendo che queste app trasferiscono dati degli utenti europei verso la Cina senza rispettare pienamente il GDPR. L’autorità ritiene che i trasferimenti verso paesi terzi siano spesso gestiti in modo opaco e non conforme. Per Temu, le sanzioni richieste potrebbero raggiungere il 4 % del suo fatturato globale, stimato in oltre un miliardo di euro.

L’Unione ha attivato meccanismi normativi robusti, come il Digital Services Act (DSA), che ha designato Temu e Shein come Very Large Online Platforms (VLOPs) a partire da aprile 2024, estendendo loro obblighi stringenti su trasparenza, mitigazione di rischi sistemici, gestione di contenuti illegali e prevenzione della vendita di prodotti contraffatti. La Commissione ha avviato procedimenti formali nei confronti di Temu già a ottobre 2024, in relazione a pratiche potenzialmente illegali, sistemi di raccomandazione manipolativi e design con tratti potenzialmente “addictive” per gli utenti. La crescente pressione europea è alimentata anche da Stati membri, fra cui Germania, Francia e Italia, che hanno richiesto un’applicazione più rigorosa delle regole del DSA. In parallelo, il Commissario Michael McGrath ha espresso preoccupazione per l’enorme volume di piccoli pacchi provenienti dalla Cina (stimati in 4,6 miliardi nel 2024, di cui oltre il 90 % originati da Temu e Shein), sottolineando i rischi per la sicurezza dei prodotti e la concorrenza sleale per le aziende europee. Sono in discussione misure come un contributo fisso di due euro per pacchi di valore inferiore ai 150 euro, oltre all’eliminazione delle esenzioni fiscali per questi ben.

Tuttavia, emerge una tensione evidente tra volontà regolatoria e capacità di enforcement. Nonostante piattaforme come Shein registrino oltre 100 milioni di utenti mensili in Europa, le autorità spesso faticano a infliggere sanzioni effettive e ad attivare ispezioni automatizzate, come crawling web o digital product passport digitalizzati. I gruppi della società civile denunciano la presenza eccessiva di interessi corporativi nelle stanze decisionali europee, specie riguardo gli standard su AI e privacy.

L’Europa corre il rischio di restare in balìa di soluzioni tecnologiche esterne, perdendo progressivamente il controllo sulle modalità con cui i dati dei suoi cittadini vengono trattati e sfruttati. Anche se strutture giuridiche come GDPR, DSA e DMA sono state introdotte per dare una risposta equilibrata alla globalizzazione digitale, la reale efficacia dipende dalle risorse assegnate agli organi europei e dalla loro capacità di imporre comportamenti correttivi concreti.

In concreto, la sfida è duplice: da un lato serve proteggere i consumatori europei da app che sfruttano algoritmi manipolativi o vendono beni potenzialmente pericolosi; dall’altro bisogna garantire equità competitiva per le imprese europee, senza favorire soggetti che operano al di fuori delle regole comunitarie. Solo investendo in infrastrutture digitali autonome, promuovendo soluzioni open source e rafforzando l’applicazione delle leggi, l’Europa potrà trasformare questa pressione tecnologica estera in un’occasione di rigenerazione della propria sovranità digitale.

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