
CleeCode punta a un modo di lavorare molto diretto: editor, albero dei file e terminali reali convivono nella stessa finestra, mentre mouse e tastiera possono essere utilizzati senza che l’uno diventi obbligatorio rispetto all’altra. Il progetto è scritto in Rust e mette insieme diverse funzioni che normalmente richiederebbero applicazioni o finestre separate.
L’obiettivo non è soltanto offrire un editor con evidenziazione del codice, ma creare uno spazio di lavoro completo per lo sviluppo software. Il programma gestisce infatti più file, sessioni di terminale, repository Git, anteprime di documenti, ambienti Python e Octave, oltre al debugging di programmi compilati.
Un editor con terminali, Git e agenti AI integrati
Una delle caratteristiche più interessanti di CleeCode è l’integrazione con gli agenti di coding basati su terminale. Con Ctrl+Shift+A è possibile aprire un pannello laterale dedicato agli agenti disponibili localmente, tra cui Claude, Codex, OpenCode e Gemini.
CleeCode non gestisce direttamente le credenziali degli utenti. L’agente viene eseguito come vero programma da terminale e utilizza autonomamente il proprio sistema di autenticazione. In questo modo l’editor non deve conservare chiavi API o credenziali.
L’integrazione può inoltre fornire all’agente informazioni sul lavoro aperto nell’editor. Attraverso clee --mcp, CleeCode può funzionare come server MCP mettendo a disposizione strumenti per leggere i file aperti, conoscere la selezione corrente e i diagnostici, aprire porzioni di file, visualizzare anteprime e interagire con i buffer.
Particolare attenzione è dedicata ai file modificati dall’utente. Un buffer con modifiche non salvate non viene ricaricato automaticamente dopo un intervento dell’agente: il lavoro locale mantiene la priorità. Quando invece vengono aggiornati file esterni, CleeCode può evidenziare le righe cambiate e, con la modalità di follow attivata, aprire automaticamente i file interessati.
Sul fronte dell’editing sono disponibili schede multi-file, split dell’editor, ricerca e sostituzione con espressioni regolari, ricerca nell’intero progetto, code folding, selezione a colonne e completamento del codice. L’integrazione con i language server aggiunge suggerimenti e diagnostica, mentre comandi come vai alla definizione, trova riferimenti, simboli, formattazione, code action e rinomina consentono di gestire il codice senza abbandonare l’editor.
Anche Git trova spazio direttamente nell’interfaccia, con funzioni per mettere in staging le modifiche, creare commit e cambiare branch.
I terminali sono invece vere shell organizzate in pannelli affiancati. Ogni terminale può avere un nome e un comando di avvio personalizzato. L’intera configurazione, compresi directory principale, file, pannelli e shell, può essere salvata come workspace e riaperta utilizzando clee -w NOME.
Anteprime, Python, Octave e debugging dei programmi
CleeCode cerca di ridurre ulteriormente il numero di applicazioni necessarie durante il lavoro grazie alle anteprime integrate. Le immagini PNG possono essere visualizzate direttamente nell’editor, mentre i PDF possono essere consultati pagina per pagina. Anche Markdown può essere aperto affiancando il documento renderizzato al relativo codice sorgente.
Quando è preferibile utilizzare un’applicazione esterna, un file può essere aperto tramite il comando dedicato nel menu contestuale dell’albero dei file.
Interessante anche il supporto pensato per Python e Octave. I workspace pylab e octave permettono di affiancare script, interprete, variabili e grafici. L’esecuzione di codice può quindi avvenire all’interno di una sessione persistente, evitando di dover ripartire ogni volta da un interprete completamente nuovo.
Nel caso di Python, per esempio, l’esecuzione di uno script può continuare nella sessione già attiva. Le variabili prodotte dal programma rimangono quindi disponibili e possono essere visualizzate nel pannello dedicato. Grafici generati con Matplotlib possono essere mostrati come schede all’interno dell’ambiente.

Il supporto a Octave segue una logica analoga, con visualizzazione delle variabili, dimensioni, classi e intervalli dei dati. Sono presenti anche breakpoint e strumenti per analizzare il contesto durante l’esecuzione.
Per i programmi compilati CleeCode include inoltre un debugger compatibile con debug adapter come lldb-dap e con GDB 14 o versioni successive. C, C++ e Rust possono quindi essere eseguiti sotto debugger direttamente dall’ambiente, utilizzando breakpoint, stack delle chiamate, variabili del frame e watch expression.
Un altro elemento caratteristico è la gestione dei temi: sono disponibili nove combinazioni, con cinque temi scuri e quattro chiari. Il cambio può essere effettuato dalla barra dei menu oppure dalla tastiera e viene memorizzato immediatamente.
Installare CleeCode
CleeCode viene rilasciato per Linux, oltre al codice sorgente, con binari precompilati, abbiamo testato l’editor cli su Ubuntu 26.04 LTS.
CleeCode presta attenzione anche alla stabilità. Un problema interno non dovrebbe necessariamente terminare l’intero editor, soprattutto considerando che il programma può ospitare sessioni di terminale di lunga durata. In caso di chiusura forzata, inoltre, i buffer con modifiche non salvate vengono periodicamente copiati in una cartella di recupero, così da poter essere ripristinati al successivo avvio.