
Chi utilizza Linux come sistema operativo desktop ha a disposizione numerosi strumenti per organizzare le finestre, ma PlasmaZones punta a riunire approcci differenti all’interno di un unico demone pensato per KDE Plasma. Il progetto permette infatti di scegliere tra snapping, tiling automatico e scrolling delle finestre, lasciando all’utente la possibilità di decidere quale comportamento utilizzare su ogni schermo.
Uno degli aspetti più interessanti è proprio la possibilità di configurare il comportamento in modo indipendente. Ogni monitor può utilizzare una modalità differente e le impostazioni possono essere associate anche al desktop virtuale e all’attività utilizzata. In questo modo, per esempio, un monitor ultrawide può sfruttare lo scrolling delle finestre mentre il display di un notebook utilizza il tiling tradizionale.
La modalità snapping permette di creare zone personalizzate nelle quali inserire le finestre. Durante il trascinamento, tenendo premuto Alt o il modificatore configurato, le zone disponibili vengono evidenziate e la finestra può essere rilasciata direttamente nell’area desiderata. Il sistema ridimensiona automaticamente la finestra per occupare lo spazio assegnato.
Le zone possono essere disegnate tramite un editor visuale con ridimensionamento tramite trascinamento, griglia e funzioni di mirroring. PlasmaZones include inoltre diversi layout già pronti, tra cui configurazioni a griglia, BSP, master e stack, oltre a varianti pensate per monitor portrait, ultrawide e super-ultrawide.
È possibile controllare le zone anche tramite tastiera, utilizzando le scorciatoie Meta+Ctrl+1 fino a Meta+Ctrl+9. Dopo aver posizionato una finestra, le zone rimanenti possono inoltre essere mostrate come anteprime, rendendo più rapido il posizionamento delle applicazioni successive.
Tiling automatico e scrolling delle finestre
Chi preferisce un approccio più vicino ai window manager tiling può utilizzare la modalità Tiling. In questo caso non è necessario trascinare le finestre né preparare manualmente le zone: PlasmaZones decide automaticamente dove posizionare le applicazioni durante l’apertura.
Gli algoritmi disponibili includono configurazioni master-and-stack, BSP, colonne, griglia, spirale e monocle. Un elemento particolarmente interessante è la possibilità di scrivere algoritmi personalizzati utilizzando Luau. Gli script vengono eseguiti in un ambiente isolato e il demone può ricaricarli automaticamente durante la modifica, facilitando la sperimentazione e la personalizzazione del comportamento delle finestre.
La terza modalità, Scrolling, prende invece ispirazione dal compositor niri. Le finestre vengono organizzate in colonne disposte lungo una superficie virtualmente infinita, mentre lo schermo rappresenta soltanto una porzione visibile di questa disposizione.

Questo approccio evita che l’apertura di una nuova applicazione ridimensioni automaticamente quelle già presenti. Le nuove finestre possono spostare quelle esistenti lungo la striscia, mentre l’utente può scorrere tra le diverse colonne.
Le colonne possono utilizzare differenti larghezze preimpostate oppure dimensioni personalizzate. Più finestre possono condividere una colonna oppure essere visualizzate come schede. È inoltre possibile spostare una finestra dentro la colonna vicina o separarla creando una nuova colonna.
Il movimento lungo la superficie può essere controllato con Meta e la rotellina del mouse. La disposizione può svilupparsi orizzontalmente oppure verticalmente, adattandosi alla forma e all’orientamento del monitor.
PlasmaZones non si limita però alla gestione delle finestre. Il progetto include strumenti per personalizzare l’aspetto tramite overlay shader GLSL, texture, decorazioni e animazioni dedicate all’apertura, chiusura, minimizzazione delle finestre e cambio del desktop.
Sono disponibili anche window rules avanzate, con cui associare comportamenti specifici a determinate applicazioni attraverso criteri come classe della finestra, titolo, layout attivo e orientamento dello schermo. Le regole possono intervenire sul posizionamento, sulla modalità floating, sull’opacità, sui bordi e sulle animazioni.
Installare PlasmaZones
L’integrazione è pensata per KDE Plasma 6.7 o versioni successive su Wayland e richiede Qt 6.10 o superiore. Il progetto sfrutta KWin come effetto e richiede la composizione con OpenGL. Sono inoltre richiesti CMake 3.16 o successivo, un compilatore compatibile con C++20 e Kirigami per l’applicazione delle impostazioni.
Su Arch Linux è disponibile un pacchetto precompilato AUR installabile con yay -S plasmazones-bin, mentre gli utenti Fedora possono utilizzare il repository COPR. Sono disponibili pacchetti anche per Debian testing e unstable, oltre a opzioni per openSUSE Tumbleweed, Fedora Atomic, installazioni portabili e compilazione dai sorgenti.
Una volta installato, il demone può essere avviato con systemctl --user enable --now plasmazones.service. Gli utenti KDE possono inoltre aggiornare la cache dei servizi con kbuildsycoca6 --noincremental.
PlasmaZones offre quindi un approccio particolarmente ricco alla gestione delle finestre su KDE Plasma, combinando strumenti normalmente associati a esperienze desktop differenti. La possibilità di scegliere la modalità per singolo monitor, desktop virtuale e attività rende il progetto interessante soprattutto per chi utilizza configurazioni multi-monitor o desidera costruire un ambiente di lavoro altamente personalizzato.
Abbiamo testato PlasmaZones su Arch Linux con ambiente desktop KDE Plasma 6.7.4.
Interessantissimo!
Se funziona davvero bene, sarà una svolta per me! Grazie mille per la segnalazione 👍👍👍