
Testare versioni sperimentali di applicazioni e componenti di sistema può essere molto utile per sviluppatori, tester e utenti interessati a contribuire alla qualità del software open source. Il problema è che installare manualmente build provenienti da ambienti di sviluppo può richiedere diversi passaggi e una certa familiarità con gli strumenti utilizzati dal progetto.
Test Center punta proprio a semplificare questo processo. Si tratta di un’applicazione pensata per consentire l’installazione e la gestione di software sperimentale, offrendo agli utenti un ambiente attraverso il quale provare versioni alternative delle applicazioni e dei componenti di sistema.
Il progetto è sviluppato nell’ambito di GNOME e nasce con un obiettivo molto preciso: permettere a un numero maggiore di persone di partecipare alle attività di QA e user testing. L’idea è rendere più accessibile la fase di verifica delle nuove funzionalità, soprattutto quando queste non sono ancora disponibili nelle versioni stabili.
Test Center può gestire attualmente diverse tipologie di contenuti sperimentali. Tra queste troviamo i Flatpak bundle e le sysext image, mentre il progetto prevede anche la possibilità di installare direttamente esperimenti associati a una merge request.
La scelta di utilizzare tecnologie già presenti nell’ambiente Linux moderno permette di mantenere il progetto relativamente semplice. Il team si concentra infatti sulle funzionalità che possono essere realizzate utilizzando GitLab come backend, evitando per il momento di introdurre infrastrutture server aggiuntive.
Questo approccio rende Test Center particolarmente interessante anche dal punto di vista dello sviluppo. L’applicazione non vuole sostituire i normali strumenti di gestione del software, ma fornire un ambiente dedicato alla sperimentazione, dove installare rapidamente componenti non ancora destinati agli utenti finali.
Test Center: installazione e funzionalità previste
Test Center è disponibile attraverso Flathub, rendendo l’installazione particolarmente semplice sulle distribuzioni Linux compatibili con Flatpak. È sufficiente cercare l’applicazione nello store della propria distribuzione oppure utilizzare il pacchetto disponibile sul catalogo Flathub.
Il progetto è ancora nelle prime fasi di sviluppo, ma le funzionalità fondamentali sono già operative. In particolare, Test Center permette di installare e rimuovere Flatpak bundle e sysext utilizzabili per gli esperimenti.
L’obiettivo è però ampliare progressivamente le possibilità offerte dall’applicazione. La roadmap comprende infatti diverse funzioni pensate per rendere più completa la gestione delle versioni sperimentali.
Tra le funzionalità pianificate troviamo:
- installazione degli esperimenti direttamente tramite URL di una merge request;
- icone dedicate alle sysext;
- studi ed esperimenti curati con titolo, icona, descrizione e istruzioni per i test;
- scadenza automatica degli esperimenti;
- sistema per raccogliere feedback dagli utenti;
- finestra introduttiva al primo avvio di un’applicazione sperimentale;
- aggiornamento degli esperimenti installati;
- possibilità di utilizzare nomi e icone personalizzati per identificare le versioni beta.
Una delle idee più interessanti riguarda proprio gli Studies, ovvero esperimenti curati che potrebbero essere accompagnati da informazioni specifiche e istruzioni dedicate. Questo potrebbe facilitare il coinvolgimento di utenti che non hanno necessariamente competenze tecniche avanzate ma desiderano comunque contribuire al miglioramento delle applicazioni GNOME.
Al momento il progetto non punta invece su funzionalità che richiederebbero infrastrutture server aggiuntive. Sono quindi fuori dall’attuale ambito di lavoro elementi come la firma degli esperimenti, i report automatici dei crash, la telemetria e un sistema centralizzato per la scoperta dei contenuti.
Come installare Test Center su Linux
Il metodo consigliato per utilizzare Test Center consiste nell’installarlo tramite Flatpak da Flathub. Una volta configurato Flatpak sulla propria distribuzione, l’applicazione può essere installata dal catalogo software oppure dal terminale.
Il progetto è identificato dall’ID Flatpak cx.modal.TestCenter. Su una distribuzione con Flatpak configurato è quindi possibile utilizzare:
flatpak install flathub cx.modal.TestCenter
Per avviare Test Center:
flatpak run cx.modal.TestCenter
L’approccio Flatpak è particolarmente adatto a questo progetto perché permette di distribuire l’applicazione in maniera indipendente dalla distribuzione Linux utilizzata.
Per chi invece vuole contribuire allo sviluppo, il repository può essere clonato e il progetto compilato utilizzando GNOME Builder. Questa modalità è destinata soprattutto agli sviluppatori interessati a lavorare direttamente sul codice e contribuire alle funzionalità future.
Anche la parte dedicata alla CI è già stata considerata. I Flatpak bundle e le sysext image prodotti attraverso il template CI di GNOME vengono costruiti in una forma compatibile con Test Center. Il supporto a pipeline CI non basate su GitLab, come quelle ospitate su GitHub o Codeberg, rimane invece un’area ancora da sviluppare.
Il progetto offre inoltre canali dedicati alla collaborazione tramite Matrix, con spazi rivolti alla discussione sul sistema operativo e allo sviluppo di Test Center. Il codice segue inoltre il GNOME Code of Conduct, mentre lo sviluppo è sostenuto anche attraverso finanziamenti del Prototype Fund e del Federal Ministry of Research, Technology and Space.
Test Center rappresenta quindi un progetto interessante per il futuro del testing su Linux: invece di limitare la sperimentazione a sviluppatori e tester esperti, l’obiettivo è rendere più semplice per gli utenti provare software in sviluppo, seguire esperimenti specifici e fornire feedback prima che nuove funzionalità raggiungano le versioni stabili.
Abbiamo testato Test Center su Arch Linux con ambiente desktop GNOME.