Ubuntu 26.10 limita il supporto a Btrfs, XFS e ZFS per l’avvio con Secure Boot

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Ubuntu 26.10 Stonking Stingray

Canonical ha deciso di modificare profondamente il comportamento del bootloader GRUB in Ubuntu 26.10, introducendo alcune limitazioni per i sistemi che utilizzano Secure Boot. La scelta riguarda principalmente il supporto ai filesystem e alle tecnologie di archiviazione disponibili durante la fase di avvio del sistema operativo.

La nuova configurazione del pacchetto GRUB firmato, utilizzato quando Secure Boot è attivo, riduce il numero di moduli e componenti capaci di interpretare differenti filesystem, tabelle delle partizioni e formati di immagine. L’obiettivo è diminuire la superficie di attacco durante una delle fasi più delicate dell’avvio di Linux.

In particolare, Ubuntu 26.10 non consentirà più di utilizzare la partizione /boot su Btrfs, XFS e ZFS quando Secure Boot è abilitato. Le restrizioni interessano anche LVM, volumi cifrati LUKS e configurazioni software RAID, con l’eccezione di RAID1.

Si tratta di una modifica che potrebbe sorprendere gli utenti che utilizzano configurazioni personalizzate, soprattutto chi ha scelto filesystem avanzati oppure sistemi di archiviazione particolari durante l’installazione di Ubuntu.

È importante precisare che queste limitazioni riguardano esclusivamente la capacità di GRUB firmato di leggere la partizione di avvio. Non significa che Canonical abbia deciso di eliminare il supporto a Btrfs, ZFS, XFS, LVM o LUKS dalla distribuzione.

GRUB con Secure Boot: quali filesystem saranno ancora supportati

La modifica interessa il bootloader GRUB firmato, che entra in funzione quando il firmware del computer utilizza Secure Boot. In questa configurazione, GRUB deve poter accedere alla partizione /boot per individuare il kernel Linux e i componenti necessari per avviare Ubuntu.

Con la nuova configurazione, i filesystem e le tecnologie ancora supportati per questa operazione saranno:

  • ext4, uno dei filesystem più diffusi nelle distribuzioni Linux.
  • FAT, utilizzato anche dalle partizioni EFI dei sistemi UEFI.
  • ISO9660, impiegato principalmente per supportare l’avvio da supporti ottici.
  • squashfs, utilizzato per le immagini dei pacchetti Snap.

Canonical ha inoltre rimosso dal GRUB firmato il supporto alle tabelle delle partizioni Apple, al filesystem HFS+ e al caricamento di immagini JPEG e PNG. Quest’ultima modifica riguarda anche alcune personalizzazioni grafiche del bootloader, come gli sfondi utilizzati nei menu di avvio.

Chi utilizza configurazioni GRUB personalizzate potrebbe quindi dover rivedere alcune impostazioni prima di passare a Ubuntu 26.10.

La situazione cambia completamente quando Secure Boot viene disabilitato. In questo caso il sistema può utilizzare la versione completa di GRUB, mantenendo il supporto alle funzionalità precedentemente disponibili, compresa la lettura dei filesystem esclusi dalla configurazione firmata.

Perché Canonical ha ridotto le funzionalità di GRUB

La decisione di Canonical nasce da considerazioni legate alla sicurezza informatica. GRUB rappresenta infatti uno dei primi componenti software eseguiti durante l’avvio di Ubuntu e svolge un ruolo fondamentale nella catena di fiducia di Secure Boot.

Nel normale processo di avvio, il firmware UEFI carica shim, un componente firmato che verifica e avvia GRUB. Successivamente il bootloader deve individuare il kernel, leggere i filesystem e accedere ai file necessari per proseguire il caricamento del sistema operativo.

Ogni componente aggiuntivo capace di interpretare filesystem, partizioni e formati differenti aumenta il codice eseguito prima dell’avvio del kernel. Questo codice può contenere vulnerabilità potenzialmente sfruttabili per compromettere il processo di avvio protetto.

Negli ultimi anni, diverse vulnerabilità hanno dimostrato come i componenti di GRUB possano rappresentare un punto debole nella sicurezza di Secure Boot. Ridurre il numero di parser disponibili significa limitare le possibili superfici di attacco e rendere più semplice la gestione della catena di fiducia.

Canonical aveva già anticipato l’intenzione di alleggerire GRUB nei mesi precedenti, raccogliendo anche diverse critiche da parte della comunità Linux. Le preoccupazioni riguardavano soprattutto gli utenti con configurazioni di avvio avanzate e coloro che avevano utilizzato funzionalità sperimentali disponibili nell’installer di Ubuntu.

La scelta di applicare il cambiamento a Ubuntu 26.10, dopo il rilascio della versione LTS 26.04, permette a chi necessita della massima compatibilità con GRUB e Secure Boot di continuare a utilizzare Ubuntu 26.04 LTS.

Quest’ultima versione mantiene infatti il comportamento precedente ed è supportata fino al 2036 con Ubuntu Pro, con un’estensione fino al 2041 attraverso l’add-on Legacy.

Per la maggior parte degli utenti non ci saranno conseguenze. L’installazione standard di Ubuntu utilizza normalmente una configurazione compatibile con Secure Boot e una partizione /boot basata su filesystem supportati.

Prima di aggiornare a Ubuntu 26.10, tuttavia, chi utilizza Btrfs, ZFS, LUKS, LVM o RAID dovrebbe verificare attentamente la disposizione delle partizioni. Il punto fondamentale non è quale filesystem venga utilizzato per conservare i propri dati, ma quale tecnologia ospita effettivamente i file necessari all’avvio del sistema.

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