
Gli utenti Linux che lavorano con grafica, sviluppo web, design delle interfacce o creazione di contenuti hanno spesso bisogno di strumenti semplici ma precisi per identificare colori e misurare elementi sullo schermo. PixelKit risponde a questa esigenza proponendo un’applicazione completamente nativa per Linux, sviluppata in Rust e progettata per funzionare senza dipendenze invasive o servizi in background superflui.
Il progetto prende ispirazione dal comportamento del Color Picker e dello Screen Ruler di Microsoft PowerToys, pur rimanendo totalmente indipendente. L’obiettivo è offrire un’esperienza ottimizzata per i desktop Linux, mantenendo dimensioni contenute, consumi ridotti e pieno controllo locale dei dati.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la compatibilità con entrambi i principali sistemi grafici utilizzati nel mondo Linux. PixelKit supporta infatti sia X11 sia Wayland, adattandosi alle diverse modalità di acquisizione dello schermo senza ricorrere a privilegi elevati, helper di sistema o componenti che potrebbero compromettere la sicurezza.
Un Color Picker ricco di strumenti per sviluppatori e designer
Il modulo dedicato alla selezione dei colori va ben oltre la semplice copia del valore HEX. Quando viene attivato compare un overlay a schermo intero sempre in primo piano che permette di scegliere qualsiasi pixel visualizzato sul desktop.
Per facilitare l’operazione è disponibile una lente d’ingrandimento da 13×13 pixel con cinque livelli di zoom regolabili tramite la rotella del mouse. La selezione può essere rifinita utilizzando i tasti freccia per spostarsi di un singolo pixel oppure di dieci pixel mantenendo premuto il tasto Shift.
Dopo la cattura è possibile modificare direttamente il colore attraverso numerosi controlli dedicati. PixelKit permette infatti di intervenire sui valori RGB e HSV, inserire codici HEX sia nel formato a tre che a sei cifre e visualizzare automaticamente diverse variazioni cromatiche correlate.
L’applicazione include ben sedici rappresentazioni differenti del colore, tra cui: HEX, RGB, HSV, Oklab ecc. Per chi necessita di una personalizzazione ancora più avanzata sono disponibili i token compatibili con PowerToys, utili per creare formati di esportazione personalizzati.
Ogni colore selezionato viene memorizzato in una cronologia persistente che elimina automaticamente i duplicati e può essere esportata nei formati JSON oppure testo semplice, organizzando i risultati sia per colore sia per rappresentazione.

Un’ulteriore comodità è rappresentata dall’identificazione automatica del nome del colore più vicino utilizzando lo stesso algoritmo di classificazione impiegato in PowerToys.
Screen Ruler avanzato e perfetta integrazione con Linux
Oltre alla gestione dei colori, PixelKit integra uno Screen Ruler completo pensato per misurare rapidamente elementi grafici e distanze direttamente sul desktop.
Lo strumento consente di effettuare misurazioni di rettangoli, distanze orizzontali e verticali oppure rilevare automaticamente gli spazi tra elementi dello stesso colore. Il rilevamento dei bordi può essere regolato sia utilizzando la somma dei valori RGB sia agendo sui singoli canali cromatici, con una sensibilità configurabile da 0 a 255.
Le misure possono essere visualizzate in pixel oppure convertite automaticamente in pollici, centimetri e millimetri sfruttando le informazioni fisiche del monitor su X11 oppure un valore DPI configurabile quando si utilizza Wayland.
La produttività viene ulteriormente migliorata dalla possibilità di mantenere contemporaneamente più misurazioni tramite Shift e copiarle tutte negli appunti con una singola operazione.
Dal punto di vista tecnico PixelKit dimostra una particolare attenzione all’efficienza. Su X11 utilizza una cattura diretta del desktop a bassa latenza e scorciatoie da tastiera native, mentre su Wayland sfrutta le interfacce offerte da xdg-desktop-portal per screenshot e scorciatoie globali, risultando compatibile anche con le applicazioni distribuite tramite Flatpak.
Il programma può funzionare anche in modalità residente estremamente leggera, senza effettuare alcun polling dello schermo quando rimane inattivo. Inoltre integra metadati AppStream, icone ad alta risoluzione, azioni desktop, una pagina di manuale e un’unità systemd per l’utente.
Un elemento particolarmente apprezzabile è l’attenzione alla privacy. PixelKit non invia dati all’esterno, non utilizza servizi cloud, non effettua richieste di rete, non richiede privilegi di root e non installa binari setuid. Anche le dimensioni risultano molto contenute: la build di riferimento per Fedora 44 x86_64 occupa circa 9,2 MB, mentre il processo in background dedicato alle scorciatoie da tastiera utilizza poco più di 5 MB di memoria durante l’inattività, avviando l’interfaccia grafica e la cattura dello schermo soltanto quando l’utente richiama uno degli strumenti disponibili.
Installare PixelKit
PixelKit è disponibile per Linux attraverso pacchetti deb e rpm per una facile installazione su Ubuntu, Debian, Fedora, openSUSE e derivate. Abbiamo testato PixelKit su Ubuntu 26.04 LTS.