
Shelly 2.3 arriva come nuovo aggiornamento stabile del package manager open source pensato per Arch Linux e distribuzioni derivate. Il progetto continua a guadagnare attenzione tra gli utenti che cercano un’alternativa moderna a Pacman, soprattutto grazie a un’interfaccia più intuitiva e a funzioni dedicate anche ai meno esperti.
Il software, sviluppato da Caroline Snyder, punta a semplificare la gestione dei pacchetti mantenendo però tutta la flessibilità tipica dell’universo Arch Linux. Shelly supporta repository ufficiali, AUR, Flathub e persino AppImage, integrando in un’unica soluzione diverse fonti software spesso utilizzate dagli utenti Linux più avanzati.
Con la versione 2.3 il focus principale riguarda le prestazioni. Gli sviluppatori hanno sostituito il sistema basato su JSON con MemoryPack, scelta che permette di velocizzare sia l’interfaccia grafica sia la modalità CLI. Il risultato è una gestione più fluida delle operazioni e tempi di risposta migliori durante aggiornamenti, installazioni e sincronizzazioni.
La nuova release introduce inoltre la possibilità di rimuovere pacchetti installati localmente, caratteristica utile soprattutto per chi testa software compilato manualmente o pacchetti non presenti nei repository ufficiali.
Miglioramenti per AUR, Flatpak e traduzioni
Uno degli aspetti più interessanti di Shelly 2.3 riguarda il lavoro svolto sulla gestione dei pacchetti provenienti da AUR. Le versioni VCS, cioè quelle collegate direttamente ai repository Git e ai sistemi di controllo versione, vengono ora riconosciute e aggiornate in maniera più affidabile.
Anche la gestione delle differenze nei file PKGBUILD risulta migliorata, offrendo controlli più chiari durante l’installazione o l’aggiornamento dei pacchetti AUR. Questo aiuta gli utenti a verificare con maggiore precisione eventuali modifiche introdotte dagli sviluppatori dei pacchetti.
Gli sviluppatori hanno inoltre ottimizzato il supporto alle applicazioni Flatpak, ampliando la compatibilità generale e migliorando l’esperienza nell’interfaccia grafica. La schermata dedicata ai pacchetti consigliati è stata ripulita per risultare più semplice da navigare.
Un’altra novità importante è il supporto alle traduzioni. Shelly apre ufficialmente alla localizzazione multilingua e il team ha invitato la community a contribuire con nuove lingue. Questo passaggio potrebbe rendere il software più accessibile a un pubblico molto più ampio.
Shelly diventa sempre più importante nell’universo Arch Linux
Tra le modifiche tecniche della release compare anche l’aggiornamento del PKGBUILD ufficiale con keyword dedicate al desktop file, così da facilitare la ricerca dell’applicazione nei menu delle distribuzioni Linux.

Sono stati inoltre aggiornati i riferimenti runtime per la libreria ZstdSharp in C#, insieme a un rilevamento più accurato delle dipendenze opzionali durante l’installazione dei pacchetti.
Shelly continua quindi a evolversi come alternativa concreta al classico Pacman, proponendo un approccio più moderno sia lato grafico sia da terminale. La sua adozione recente da parte di CachyOS come gestore pacchetti grafico predefinito dimostra quanto il progetto stia crescendo rapidamente nella community Arch Linux.
Il progetto viene distribuito sotto forma di binari pronti all’uso, evitando installazioni complicate. Sono disponibili sia la versione GUI sia quella CLI, caratteristica che permette di utilizzare Shelly su desktop tradizionali oppure su configurazioni più minimali orientate al terminale.
Ricordo che Shelly è disponibile per Arch Linux e derivate attraverso AUR. Abbiamo testato Shelly 2.3 su Arch Linux (installandolo attraverso ax) con ambiente desktop GNOME 50.1.
Fonte: 9to5linux
Io non sono ancora riuscito a capire come inserire i link fonte per aggiornare automaticamente le appimage…